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No all’attacco ai salari minimi di sussistenza!
7.7.2026 - La Società degli impiegati del commercio Svizzera si oppone fermamente all’attuazione della mozione Ettlin (24.4738). I contratti collettivi di lavoro (CCL) restano fondamentali per garantire condizioni di lavoro eque. Non devono tuttavia servire a minare i salari minimi cantonali o comunali stabiliti democraticamente. La Società degli impiegati del commercio Svizzera lancia pertanto un appello per la raccolta di firme e il sostegno al referendum.
La tutela dei salari non deve essere minata
La mozione Ettlin (24.4738) prevede che i salari minimi nei CCL dichiarati di obbligatorietà generale possano prevalere sui salari minimi cantonali o comunali, anche se il salario minimo stabilito nel CCL è inferiore. Secondo la Società degli impiegati del commercio Svizzera, ciò indebolisce la protezione dei salari proprio là dove è particolarmente importante: per le/i dipendenti con redditi bassi, occupazioni a tempo parziale, tempi di lavoro irregolari o scarso potere contrattuale.
I CCL sono uno strumento efficace del partenariato sociale. Mirano a migliorare le condizioni di lavoro e non a vanificare i salari minimi stabiliti democraticamente né diventare una soglia minima ancora più bassa. «Partenariato sociale significa assumersi le proprie responsabilità. Chi lavora deve poter vivere del proprio salario, indipendentemente dal fatto che si applichi un salario minimo cantonale o un contratto collettivo di lavoro», afferma Michel Lang, responsabile del partenariato sociale presso la Società degli impiegati del commercio Svizzera.
Attacco a decisioni popolari e federalismo
Il progetto di legge mina i processi democratici. In diversi Cantoni e città i salari minimi sono stati legittimati politicamente, in parte direttamente alle urne. Se tali decisioni vengono annullate con salari minimi più bassi dei CCL o se vengono bloccati futuri adeguamenti al rincaro, la popolazione perde di fatto margine di manovra. Allo stesso tempo, i Cantoni e i Comuni vengono indeboliti, nonostante siano loro a sopportare le conseguenze socio-politiche di salari bassi, ad esempio attraverso l’assistenza sociale o la riduzione dei premi assicurativi.
«La democrazia diretta non deve fermarsi quando si tratta dei salari più bassi. Quando le elettrici e gli elettori decidono i salari minimi, tali decisioni devono essere rispettate. La mozione Ettlin pone accordi privati al di sopra di standard di protezione democraticamente legittimati: dal punto di vista politico-costituzionale questo è sbagliato», afferma Daniel Jositsch, presidente della Società degli impiegati del commercio Svizzera
Esempi pratici
Le conseguenze in caso di accettazione della proposta sono evidenti soprattutto nei settori e nelle regioni con salari bassi o con una forte pressione salariale. A essere particolarmente colpite sono le donne che lavorano a tempo parziale. I CCL garantiscono soluzioni equilibrate che tengono conto delle peculiarità di un settore. Regolamentano il tempo di lavoro, le indennità, la formazione iniziale e continua nonché ulteriori condizioni di lavoro. Anche i salari minimi sono una componente fondamentale dei CCL. Essi sono particolarmente rilevanti dove non vi sono salari minimi regionali decisi dal popolo o dove i salari minimi regionali non riflettono adeguatamente la realtà del settore.
Ne sono un esempio i negozi delle stazioni di servizio: il CCL fissa salari minimi a livello nazionale, suddivisi in tre grandi regioni. I salari minimi comunali o cantonali non devono però essere aggirati. «Soprattutto in caso di lavoro a tempo parziale, a turni e a basso reddito, queste differenze esercitano un impatto tangibile», sottolinea Lang. «Ogni centesimo conta!»
Anche il CCL Costruzioni in legno dimostra che i contratti collettivi di lavoro sono importanti per garantire soluzioni settoriali eque. Non si limitano a definire un salario minimo, bensì un sistema salariale differenziato con salari minimi graduati, che riflette in modo esaustivo le qualifiche, le funzioni e i requisiti del settore. Ed è proprio questo approccio specifico per settore a rappresentare un punto di forza del partenariato sociale. Tuttavia, i CCL non devono essere usati come strumento per minare i salari minimi stabiliti democraticamente.
Firmare il referendum e fermare l’attacco ai salari
La Società degli impiegati del commercio Svizzera è nettamente contraria all’attacco ai salari di sussistenza e alla tutela delle/dei dipendenti. Con l’inizio della raccolta delle firme, la Società degli impiegati del commercio Svizzera invita i propri membri, i partner e i sostenitori a firmare il referendum e a raccogliere firme nella propria cerchia di conoscenze. I moduli per le firme possono essere richiesti e scaricati direttamente tramite il sito web della campagna (link). Il termine per il referendum è l’8 ottobre 2026.